maggio 21, 2011

Birra in Stile Italiano, ma non sarebbe ora?

di Lelio
Categorie: giratempopub, stile italiano
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Commenti: 4 commenti

In questi giorni, attingendo anche al post di Andrea su Cronache di birra, stavo sistemando per il mio nuovo libro “Bevo Birra”, la parte riguardante gli stili. Già sono andato in crisi per selezionare gli “stili principali” e ancor di più nel cercare di mettere, nero su bianco, in poche righe ed in linguaggio comprensibile, anche ai non “esperti”(ovvero la quasi totale maggioranza dei possibili lettori), concetti spesso complicati. Mentre scrivevo, leggevo e cancellavo una domanda mi ronzava in testa.
Ma che senso ha produrre (faccio un esempio) una Bitter in Italia (o in Croazia) con malto tedesco e luppolo argentino? Gli stili non nascono in quanto legati alle materie prime del territorio? O, come vedo per il Lambic, il luppolo è ormai diventato il Kent di origine inglese essendo insufficiente la produzione belga? 
E come se un tedesco mi producesse a Berlino con mosto d’uva comprato in Sud’Africa e un po’ di lieviti presi in Svizzera un vino “ispirato” al Chianti (ok qui esistono disciplinari, consorzi e accordi internazionali, ma è per chiarire il concetto) e lo proponesse nel suo winePub come “Chianti”? 
Mi pare che l’orgoglio italiano in campo agroalimentare e vinicolo non si stia mutuando nel campo birrario. Non vedo formaggi nostrani ispirati a prodotti olandesi (e men che meno francesi). Potrebbero anche essere un copia esatta, ma il casaro giurerebbe sulla barba del bisnonno, che il suo è un cacio originale e molto più buono di quello a cui forse assomiglia un pochino. E proprio i tedeschi prima o poi non si inca@@eranno nel vedere la denominazione Kolsch utilizzata con leggerezza un po’ da tutti?
Credo che si giunta l’ora di creare uno stile italiano, dove, la materia prima caratterizzante non si solo la matita utilizzata dal birraio per scrivere la ricetta, ma sia coltivata e lavorata in Italia. Ne sono così convinto che, per la prima birra prodotta dal Giratempopub, dove il mosto di uva moscato e buona parte dei suoi lieviti “autoctoni”caratterizzeranno decisamente il risultato finale, useremo proprio, con orgoglio, questa definizione.

“birra in stile italiano”

che dire Sounds Good!

p.s. a  proposito della Koelsch!
Mi accorgo (su suggerimento del mio unico lettore) che il mio pensiero non è così chiaro, provo a spiegarmi meglio.
Il termine “Kolsch” sta alle Koelsch come “parmesan” sta a “Parmigiano Reggiano”. Il consorzio di tutela del Parmigiano si sta inca@@ando a livello mondiale con chi sta storpiando il nome originale per produrre formaggio “similare”. Mi aspetto quindi che i tedeschi prima o poi non solo se la prendano con chi più o meno in buona fede utilizza il termine( “IGP” dal 1996) Koelsch, ma anche con chi utilizzando fonetica e nomi simili ne sfrutti la notorietà. 



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4 commenti »

  1. Marzio scrive:

    Ciao Lelio, ho comprato il tuo libro perchè mi ero messo in testa di produrre gli ingredienti (sono azienda agricola biologica in un parco nazionale) oltre che la birra.Roba per slowfood, mi dicevo: davvero a km zero.
    Poi ho trovato un forum dove sugli agribirrifici (immagino conoscerai le correnti di pensiero) ne venivano dette di ogni da parte dei signori imprenditori della birra, ovviamente a causa del vantaggioso regime fiscale cui godrebbe l'agricoltore… Ma quello che mi ha stroncato le gambe e l'entusiasmo è stato proprio il capire che per queste persone non era concepibile produrre birra senza il luppolo di XXX o il malto che arriva da XYYXX, e poichè anch'io come te NON SO FARE LA BIRRA, mi era parso che il sogno fosse destinato a rimanere tale. Poi questo tuo post mi ha rincuorato, in realtà siamo tutti capaci di acquistare gli ingredienti che il mercato decreta essere i migliori ed assemblare una birra che in realtà di tipico e di locale non ha nulla, se non l'acqua (di acquedotto). Diverso credo sarebbe l'usare acqua di fonte, luppolo e grano coltivati biologicamente in modo da esprimere un gusto e un valore unici. I sofisti e gli esegeti grideranno "blasfemia! non si birrifica senza il luppolo ceco" o cose del genere. Ma se è vero che da ogni vigneto, con un buon enologo, si riesce a infiascare un vino almeno decente, confido che dal mosto di cereali maltati con l'aggiunta amaricante del luppolo, prova e riprova un mastro birraio saprà trovare la ricetta di un birra più che soddisfacente. Che ne dici? seguirà dibattito? io intanto continuo a sognare (che è gratis!) e a tessere, chissà…..
    Marzio

  2. Sick scrive:

    Penso che la birra alle castagne sia contemplata come "birra caratteristica italiana", anche se non siamo certo gli unici a fare birre con le castagne… ricordo la Old Chestnut di Dark Star solo per fare un esempio.

    Secondo me per cercare e trovare uno stile nostro dobbiamo guardare alla Xyauyù di Baladin, che è un barley wine si ma per me assolutamente rivoluzionario, a certe folli e originalissime creazioni di Birra del Borgo, come L'Equilibrista o la KeTo Reporter, a certe morbidissime birre acide di Loverbeer e di Montegioco. Lì in mezzo si possono trovare spunti interessanti per definire uno stile prettamente italiano.

    Rimanendo sulle acide: una BeerBera (o d'UvaBeer), una Open Mind (o Quarta Runa), sono creazioni asoslutamente originali. Sono tutte definite "sour ale", ma cosa hanno in comune con una Pannepot Wild o una Consecration? Per me ci passa una grandissima differenza.

  3. Anonymous scrive:

    Caro Sick,
    le cose che dici sono tutte correttissime e mi trovano (non su tutto) d'accordo. La questione che solleva Lelio però è piu "mentale" che pratica. Se vogliamo far uscire l'Italia dal provincialismo birrario e cosolidare l'ottimo lavoro fatto fino ad oggi dobbiamo far forza sulle nostre idee, sulle nostre competenze e sulle nostre tradizioni. Finchà ci "ispiriamo" o "traiamo spunto da" non potremo parlare di stile italiano,ma solo di reinterpretazioni.La Niimbus (vedi altri post di Lelio)rompe, da un punto di vista concettuale, con questi pregiudizi e si propone come birra "in stile italiano". Un gesto coraggioso (non so se la birra è buona..ma penso proprio di si), che va secondo me tenuto in considerazione.

  4. Sick scrive:

    Date un'occhiata qui:

    http://www.ratebeer.com/Forums/Topic-174015.htm

    un utente norvegese in sostanza afferma che le birre acide italiane (in questo caso si riferisce alla Panil Barrique) sono assolutamente originali e non mutuate dalle tradizionali birre acide belghe e dalle produzioni successive americane.