Birra artigianale: cosa possiamo imparare dal Coronavirus

Birra artigianale: cosa possiamo imparare dal Coronavirus

Oggi è il 17 marzo. Compleanno della nostra Italia (…sì, è anche San Patrizio, ma gli irlandesi e la loro birra in questo caso passano in secondo piano) e tutte le attività legate alla birra artigianale italiana sono ferme.
Ferme del tutto: niente produzione, magazzini pieni, ordini annullati e pagamenti, nella migliore delle ipotesi, sospesi quando non persi del tutto.

PMI italiane: cosa succederà?

In tutta Italia, non solo i microbirrifici condividono questa situazione.
Molte piccole imprese non riapriranno; se lo faranno avranno situazioni così compromesse da rendere difficile una solvibilità a breve-medio termine. La manovra del Governo del 16 marzo è un palliativo, un bicchiere d’acqua per un moribondo.

Senza l’intervento massiccio e reale dello Stato e delle banche assisteremo a una morìa di tutte queste realtà produttive (ma anche di attività commerciali come negozi, ristoranti, pub…) che oltre a far parte della nostra società e quotidianità, sono colonne portanti dell’economia nazionale.

Ma parliamo di birra artigianale italiana. Se da una parte lo scenario è a dir poco cupo, dall’altra è un’opportunità di riflessione. Tra i tanti pensieri che sono sopraggiunti in questi giorni, mi sono chiesto: cosa vorrei che accadesse alla fine di tutto questo? Cosa possiamo imparare?

La birra artigianale italiana esiste per davvero

Giuro. E siamo in tanti a produrla. In Italia esistono circa 800 microbirrifici artigianali. Ma certo, un “birra non filtrata” o un “birra cruda” sono sempre lì a farci lo sgambetto da uno scaffale ricolmo di un supermercato. Non voglio neanche parlare di “prodotta con ventordicimila luppoli”.

La situazione di lockdown in cui siamo a causa dell’emergenza sanitaria
COVID-19 fa innegabilmente paura. Eppure ha i suoi lati positivi. Stiamo studiando, leggendo, cucinando, soffermandoci su molti aspetti che avevamo perso di vista. Ne usciremo più attenti, certo spaventati, ma consapevoli e uniti come italiani. Saremo più orgogliosi di esserlo. Valorizzeremo al 100% ciò che abbiamo da sempre: paesaggi da pelle d’oca, storia, cultura e prodotti alimentari che ci invidiano da ogni dove.

Quindi, confesso: vorrei che anche la birra artigianale italiana potesse finalmente suscitare nel suo popolo lo stesso orgoglio di un olio extravergine d’oliva o di una mozzarella di bufala. Della pizza, di cui rivendichiamo la paternità con le unghie e con i denti. A dire il vero c’è una situazione a cui tengo in particolare. Un paradosso su cui mi arrovello da tempo.

Fiere ed eventi su prodotti italiani: ma la birra?

Innanzitutto vorrei che fosse ben chiaro a tutti (e con tutti dico tutti) che esistono produttori di birra artigianale italiani. Sembra ovvio? Non lo è. Infatti si continuano a organizzare feste, manifestazioni ed eventi street food dove i mastri birrai italiani non vengono neanche presi in considerazione.

Le pro loco e i vari enti organizzatori per risparmiare o per comodità spillano fiumi di birra industriale che di italiano, quando va bene, ha solo il nome.
Facciamo qualche esempio? In questo momento quasi tutti i birrifici industriali in Italia, in realtà, sono proprietà di multinazionali estere:

  • la Peroni è giapponese (gruppo Asahi Europe);
  • la Poretti è danese (gruppo Carlsberg);
  • l’Ichnusa e la Moretti sono olandesi (gruppo Heineken).

Ancora italiani sono Forst, proprietaria anche di Menabrea, e Birra Castello proprietaria anche di Pedavena.

La cosa grave è che le birre industriali presenziano alla maggior parte delle manifestazioni dedicate al prodotto locale: il porro, il cappero o il radicchio, ad esempio. Da una parte, ci si riempie la bocca di parole come filiera, prodotto a Km zero, valorizzazione del territorio, made in Italy; dall’altra si propina una birra che di chilometri ne ha fatti migliaia.

E il problema non è neanche tanto la distanza perché la birra a km zero è una corbelleria pazzesca e, da che se ne abbia ricordo, è un prodotto che ha sempre viaggiato in tutto il mondo. Il problema è penalizzare l’economia locale, i produttori autoctoni e quel microtessuto che oggi si trova in difficoltà e che avrà bisogno di supporto morale ed economico sopratutto da parte degli enti locali.

Dal vocabolario online Treccani:

pro loco locuz. lat. (propr. «a favore del luogo»), usata in ital. come s. f. – Denominazione di aziende di turismo che sorgono in luoghi di villeggiatura, centri sportivi, stazioni di cura e sim., con il compito di incrementare il turismo locale.

Ora mi chiedo: per quanto ancora dovremo vedere Oktoberfest fittizi con birre di bassa qualità che stanno all’Italia come la sagra della pizza surgelata a Monaco di Baviera?

Nell’approfittare del lockdown per cercare nuove opportunità da cui ripartire, invito gli enti organizzatori, le pro loco e chi, in generale, si occupa di eventi sul territorio a documentarsi (online, per adesso), a conoscere i microbirrifici artigianali vicini. Scrivete una mail, alzate il telefono. A buriana finita troverete porte spalancate e produttori che non vedono l’ora di raccontarvi cosa succede lì dentro. La storia che i fermentatori custodiscono.

Com’è vero che andiamo a vedere la qualunque in capo al mondo, e poi non conosciamo o non abbiamo mai visto cos’è che abbiamo a 10 chilometri di distanza. Il momento storico che stiamo vivendo è anche un’occasione? Io credo di sì. L’occasione per essere più uniti. Per smettere di pestarsi i piedi e finalmente collaborare.

Le porte del mio birrificio Birra Carrù sono aperte. Per le pro loco, gli organizzatori di eventi, i publican, per i gestori di bar, enoteche, pizzerie. Per i ristoratori. E così, potrei giurare di poter parlare per tutti gli altri mastri birrai italiani e colleghi. È il momento di darsi supporto reciproco e garantire al cliente un’esperienza e un’affidabilità di cui possiamo esser certi solo conoscendo noi per primi le realtà che proponiamo e consigliamo.

Tu hai la mia birra alla spina o in bottiglia? Mi trovi da te con amici, parenti o per pranzi di lavoro. Consiglio il tuo locale; organizziamo eventi insieme e degustazioni.

Il punto è: prima di affidarsi ai grandi gruppi e fare la gara al ribasso sul centesimo del prezzo al litro, incontrate i produttori vicino a voi. Che siano mastri birrai o fornitori in genere. Se poi preferite le birre industriali di sempre, pazienza. Però avrete la consapevolezza che si può scegliere e che locale è (quasi sempre) meglio.

Andrà tutto bene?

Andrà tutto bene. Se ci supportiamo, se continuiamo a cantare l’inno di Mameli a gran voce e a credere nell’Italia anche quando il resto del mondo riprenderà a sfotterci. Se restiamo uniti e impariamo a coltivare e promuovere ciò che si trova appena fuori della porta di casa.

L’Italia non si ferma, finché noi italiani non la fermiamo. Possiamo imparare questo.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Bell’articolo e concordo… sono presidente di Pro Loco e nella nostra festa della birra da diversi anni (5-6) oltre alle “solite industriali” per quelli che vogliono la “bionda”, abbiamo introdotto, ogni anno diverso, le birre di un microbirrificio del nostro territorio, per far conoscere la cultura birreria e per far bere responsabilmente buona birra… quindi con noi sfondi una porta aperta…

  2. Ottimo articolo , centra totalmente ed in parte il problema attuale , quando tutto sarà finito , i primi che dovranno veramente aiutarci sono i distributori, i gestori dei locali , e mettere i birrai le loro birre ed il loro Birtificio al centro dell’importanza nazionale .a Rimini ho visto distributori di “birre artigianali con 6 birrifici italiani ( non tutti artigianali ) ed oltre 40 birrifici stranieri ..
    Vedo locali con 20 spine 2 artigianali e 18 suddivise tra ex artigianali e 98% straniere .
    Giusto viaggiare nella nostra nazione per conoscere i nostri produttori, ci saranno belle sorprese .

  3. Condivido pienamente le tue parole,ho sempre sostenuto l’unione della categoria x sensibilizzare i potenziali clienti, forza facciamo gruppo e vedrete che tutti si avvicineranno sempre più alla birra artigianale Italiana 💪

  4. Grazie per l’incoraggiamento e complimenti alle associazioni che già si “appoggiano” a birrifici locali. Secondo Emanuele, Massimiliano e Angelo su quali leve potremmo agire per convincere gli enti a lavorare con le birre locali?

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