Site icon Lelio Bottero

Ma che birre faccio??

Questa è, sicuramente una delle prime domande che si pone chi si accinge a progettare un microbirrificio. Dalla tipologia delle birre scelte dipendono infatti numerosi fattori, tra cui, in primis, il dimensionamento della cantina. Nella mia guida all’apertura di un microbirrificio brewpub faccio un accenno all’importante differenza che guida-2014sussiste tra una produzione 100% ad alta ed una 100% a bassa, ma al di la delle problematiche tecniche quali solo le principali differenze storiche ed organolettiche tra due differenti “filosofie”?

 

ecco cosa scrive Marianna Bottero:

Spesso in birreria, al pub o alle manifestazioni birraie sentiamo parlare di alta e bassa
fermentazione. 
 
Ma che cosa significano queste terminologie? Quali sono le reali differenze?
La fermentazione è il processo mediante il quale il mosto di birra, grazie ai lieviti, sviluppa la sua
componente alcolica e tutta una serie di caratteristiche organolettiche che ne influenzano la qualità
Fu lo stesso Emil Christian Hansen, scienziato danese noto per la scoperta delle proprietà del
lievito Carlsbengensis ad introdurre la suddivisione tra lieviti “top­fermenting”, che si dirigono
verso l’alto e “bottom­fermenting”, che al contrario si stanziano sul fondo del tino. Suddivisione
che influenza il mastro birraio nella scelta dello stile di birra che si accinge a produrre.
 
Alta fermentazione: responsabili di questo processo sono i lieviti Saccharomyces cerevisiae che
operano ad una temperatura compresa tra i 16° e i 23° gradi in un tempo tutto sommato molto
breve che varia dai tre ai cinque giorni complessivi. Vengono così prodotte birre con aromi e
sapori intensi e costruiti come le Ale. Tuttavia questo procedimento, largamente impiegato a livello artigianale,
non è il preferito dell’industria, che predilige la
 
Bassa fermentazione: intervengono qui i lieviti Saccharomyces carlsbengensis, così chiamati
poiché la loro scoperta avvenne nei laboratori della Carlsberg, responsabili della formazione di un
composto di matrice colloidale che va a depositarsi sul fondo del tino. Il procedimento che dura
intorno alle due settimane, avviene mediante il raffreddamento dei cosiddetti tank volto al
mantenimento costante della temperatura che deve rimanere tra i 5° e gli 8° gradi. Questa
tecnologia, introdotta a partire dall’inizio dell’Ottocento, è la più diffusa nella birrificazione e fa sì
che si ottengano le Lager, birre leggere dal gusto amabile.

 

 
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