La Birra Artigianale è Morta!

Breve premessa,:
nella lettura di questo post qualcuno potrebbe identificarsi e sentirsi molto offeso con me. A queste persone dico:invece di inondare sotto fantasiosi pseudonimi o peggio ancora nascosti dietro a terze persone (altra brutta abitudine birraria), blog, forum e pagine di giornali, replicate direttamente qui. Ma solo se ci mettette, come ho SEMPRE fatto io la faccia, il che vuol dire “nome e cognome”. Se la vostra personalità disturbata vi impedisce di farlo, se vi credete gli “Zorro” del malto e del luppolo, mi spiace, non sono qualificato per aiutarvi.
La Birra Artigianale Italiana è morta! (la gente cosa vuoi che ne sappia)
Piccolo spunto riflessivo nato dalla lettura casuale di queste 5 righe scritte da Kuaska e apparse nel “lontano?” 2003 sul sito www.mondobirra.org .
Birra artigianale: ma come deve essere una birra per potersi fregiare di quest’appellativo?
Artigianale!! A volte è un termine un po’ vago, abusato o, peggio ancora, usato a sproposito. Ti dirò allora cosa intendo io per birra artigianale, OK? E’ una birra di norma non filtrata, né pastorizzata, creata, con ingredienti di altissima qualità e senza l’utilizzo di succedanei, da un piccolo produttore in quantità limitate e spesso servita direttamente nel brewpub e/o fornita a pubs, ristoranti o negozi della stessa area geografica.
Già allora il termine “artigianale” anche nella mente di Kuaska, direttore culturale di UnionBirrai, vacillava, appena appena puntellato da poche affermazioni….che nel giro di pochi anni avrebbero perso significato.
  • Non filtrata? Via!
  • Uso di succedanei? Via!
  • Piccolo produttore? Via!
  • Quantità limitate? Via!
  • Direttamente nel brewpub? Via!
  • Stessa area geografica? Via!
  • Pastorizzata?….quasi Via!

Morta in tenera età, senza fiatare, soffocata da mancanza di coerenza e da eccessi di divismo.

Morta vittima dello stesso business che inseguiva e che l’ha strangolata nella morsa del profitto e dell’apparire ad ogni costo.

Morta con l’aiuto di chi, novello Davide, voleva farne una bandiera per combattere contro il “Golia industriale”.

Morta nelle divisioni, rivalità e scissioni interne.

Morta nel proliferare di sigle e acronimi.

Morta dietro alle tastiere di Blog e Forum dove anonimi personaggi, che talvolta si presentano sotto nick diversi, si sentono in diritto di insultare e spesso diffamare questo o quel produttore, questo o quel giornalista, questa o quella birra, senza MAI perdonare un minimo errore, fosse solo di battitura, infischiandosene di chi facendo o scrivendo di birra ci campa in modo onesto.

Morta nella mancanza di rispetto verso chi sbaglia e cerca di imparare.

Morta nella mancanza di dialogo, di comprensione e collaborazione.

Morta nelle degustazioni dove ormai viene sdoganato di tutto (dopo aver visto definite “artigianali” le pur ottime Augustiner, Spaten, Paulaner e Brooklyn non so se esista un limite).(la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nelle degustazioni dove solo cosa è “strano ed improponibile” viene esaltato, lasciando sconcertata la platea.(la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nelle “feste della Birra Artigianali” che fanno tanto “figo” e “attirano gente”. Poi se di VERA birra artigianale ve n’è solo una (che finisce dopo due ore) ed il resto è la solita roba…pazienza.(la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nelle pagine di certi libri dove prevalgono sponsor e direttive editoriali al buon senso. (la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nelle birre andate a male, rietichettate, riadattate, rivestite, ricapsulate e raddoppiate di prezzo. (la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nelle “balle galattiche” che certi produttori (birrai?) ci raccontano. (la gente cosa vuoi che ne sappia).

Morta nella testa di chi ogni giorno si “resetta, si trasforma e si rigenera” scordandosi amici, bevute goliardiche e recente passato, arrampicandosi sugli specchi pur di giustificare prese di posizione di pochi mesi fa. (amici cari se bevete per dimenticare…continuate pure che funziona).

E‘ inutile provarci. La definizione “Birra Artigianale” non esiste più, non è assimilabile a nulla di concreto, non è difendibile e per questo utilizzabile da tutti senza limiti.
Mi arrendo! Lascio che gli eventi prendano il sopravento, salto sul carro dei vincitori e faccio del trasformismo e dell’incoerenza la mia fortuna.
No! Io non ci sto! 

Non mi arrendo neanche stavolta, non ce la fate a convincermi che devo gettare alle ortiche i miei sogni e i miei pensieri, che devo rinnegare il mio passato, gli amici e le bevute goliardiche. Finché potrò e con tutti i mezzi che il tempo e il mio modesto pensiero me lo consentiranno combatterò per la difesa, la tutela e la diffusione della Birra Artigianale. Quella vera, fatta da uomini veri. Perdinci! Sono Uomo di Mondo (è vero ho anche la tessera) e andrò avanti, con orgoglio e convinzione…anche da solo.
La Birra Artigianale è morta!
W la Birra Artigianale!
lelio bottero
p.s. la foto con la rosa è di Marianna Bottero, scattata sulla tomba di Oscar Wilde

Questo articolo ha 25 commenti.

  1. BirraZen

    Credo soprattutto che si sia abusato dell’equazione artigianale = di qualità.
    Credo però si possa discutere sulla definizione anche di “piccolo produttore”. Anche diventando un po’ più grossi credo che si possa mantenere l’etichetta di “artigianale” e soprattutto “di qualità” se si continua a lavorare bene e con passione. Diventando meno piccoli si dovrebbe (uso volutamente il condizionale) riuscire ad abbattere i prezzi e a raggiungere più persone!
    Spero veramente di leggere presto interessanti spunti su questo blog, se vorrai iniziare una “rivoluzione culturale” in ambito brassicolo!
    Un saluto caro!

  2. Ivano Astesana

    Provo a dire la mia.

    Da homebrewer ed appassionato sto cercando di mettere in piedi un microbirrificio. Quindi le mie riflessioni sono fortemente condizionate da questa esperienza.

    La mia idea di birra artigianale è sovrapponibile a quella citata da Lelio. Però in questi ultimi mesi ho provato a guardare oltre confine, per capire come all’estero venga inteso il fenomeno.

    E così scoperto, ad esempio, che un birrificio artigianale come New Belgium (USA) produce più della Chimay (Belgio), che a sua volta produce quantità enormi se paragonate microbirrifici italiani.

    E la stessa cosa varrebbe per Sierra Nevada o altri birrifici denominati “craft”.

    E ho scoperto che la stragrande maggioranza dei birrifici artigianali (di nuovo mi riferisco agli USA) filtra la birra prima della rifermentazione in bottiglia, momento in cui viene aggiunto un lievito specifico.

    La stessa cosa fanno molti birrifici trappisti (a meno che non abbia sbagliato a tradurre brew like a monk… il mio inglese zoppica un po’!)

    In quei paesi, nel frattempo, la penetrazione della birra artigianale ha superato di molte volte il misero 1% che abbiamo in Italia, e i prezzi sono scesi di pari passo.

    Io non traggo conclusioni, per carità: in questo periodo le mie preoccupazioni sono molto terra terra. Ho solo provato a mettere ancora un po’ di carne al fuoco su questo tema.

    Un saluto a tutti.

  3. prog2501

    Ciao Lelio,

    interessante e ricco di spunti di riflessione il tuo post. Sulla definizione di Birra Artigianale se ne è parlato e credo che se ne parlerà sempre tanto.

    Certo è che dal 2003, anno in cui ne ha dato una certa definizione Kuaska, ad oggi di cose ne sono successe e correggere un pelo il tiro non credo sia sbagliato.

    Cambiare idea può essere anche una scelta coraggiosa, simbolo di intelligenza e non per forza deve essere sinonimo di incoerenza e stupidità.

    In linea di massima condivido molte delle tue dichiarazioni, ma si possono veramente escludere dalla definizione di birra artigianale chi produce qualche litro in più o chi vuole superare i confini della propria regione?

    Certo che se per ottenere queste cose si va a perdere la qualità del prodotto…

    Sono tutti fili sottilissimi che si possono facilmente oltrepassare.

    Credo piuttosto che la birra artigianale sia morta per tutti quegli appassionati che cercano di rivendicarne un certo tipo di possesso, che ne hanno fatto un business e che per questo motivo hanno dimenticato cosa li affascinava tanto.

  4. Filippo Ronco

    Caro Lelio, guardo questo mondo – affascinato – dall’esterno perché sto solo iniziando a dare una sbirciatina da curioso. Quello che mi sembra di notare è quella stessa certa chiusura che da sempre contraddistingue il mondo del vino. Chiusura dalla quale il mondo del vino, che conosco senz’altro meglio, sta provando ad uscire anche grazie al contributo di tanti appassionati che insieme al mondo della produzione mettono in piedi nuove idee, format, strade nuove di incontrarsi e di conoscersi (pensa solo ai vinix live! per fare un esempio).

    Ecco, per uno che comincia sarebbe bello trovare un mondo più aperto, con meno conflitti tra “baroni” e tante mani tese. Io sto approcciando solo oggi le prime birre del mondo birraio artigianale e sono estremamente entusiasta, voglio mettermi di buzzo buono, capirci qualcosa, coinvolgere questo mondo a quell’altro.

    Se mi è concesso un paragone con il mondo del vino, e senza alcun intento definitorio che non posso certo arrogarmi essendo l’ultimo arrivato, mi viene da pensare che l’artigianalità di un prodotto sia tale fino a che il fattore umano è preponderante su quello meccanico. Al di là delle chiarifiche che così come nel vino possono esserci o non esserci, state attenti a non creare troppe correnti più o meno puriste, mantenete un distaccato sguardo, possibilmente da una certa altezza sul vostro stesso mondo e siate più indulgenti con voi stessi e con gli altri.

    Una birra è artigianale fino a che questa non viene prodotto con un processo industriale. Nel mondo del vino potremmo dire che un vino è artigianale fino ad un certo numero di bottiglie. Ma anche qui, negli anni, i più accorti hanno imparato a distinguere un tavernello da un la segreta di planeta che non possono essere accomunati quanto a messaggio e portato.

    Penso che anche nella birra ci siano varie sfumature di grigio, provate a conciliarvi con questo assunto. Il compromesso a volte è indice di saggezza.

    Un forte abbraccio.

    Fil.

  5. mauro

    Ciao!
    sono un piccolo produttore e purtroppo posso dire che è vero, colpa dei prezzi ingiustamente tenuti altissimi, ricerca di gusti troppo “particolari” tra le linee di molti micro tralasciando la cara buona vecchia birra beverina a bassa fermentazione, birre infette oltre ogni limite vendute a caro prezzo… si posso dire che la birra non è morta ma comunque è agonizzante.
    Dal basso però posso dire che ci sono alcuni, non molti micro che non si lasciano intimorire e lavorano a testa bassa contro concorrenza dei prezzi delle industriali, ingiusto appropriamento di “qualche industriale” della dicitura ARTIGIANALE e re-indottrinamento alla clientela per spiegare che non solo tutto quello che al palato è inspiegabile è artigianale..

    Io da piccolo produttore lotterò come non mai per far innamorare le persone della birra semplice ma ben fatta, non strana, non ginger pompelmo zenzero succo di papaya con aggiunta di scorze di fico d’india e tabacco.
    Nei miei sogni di piccolo birraio ancora c’è la speranza di trovare qualcuno disposto ad organizzare una festa comune aperta a tutti con almeno 15 (magari fossero di più…) birrifici ospiti per far scoprire ai bevitori comuni cosa vuol dire una vera festa della BIRRA ARTIGIANALE, non quelle porcherie spacciate per artigianali dai distributori solo perché filtrano a grana più grossa…
    Hai scritto bene Lelio NO io NON ci sto, lotterò perché la birra artigianale non MUOIA

    Salaorni Mauro
    Birrificio Artigianale Scaligero

  6. Eraldo Corti

    Caro Lelio, è molto vero quello che dici e se lo dici tu è una conferma ai miei dubbi su tante famose e deludenti bottiglie.
    Però nell’impostazione del discorso c’è qualcosa che non mi convince. Tu come altri che fanno questo genere di critica prendi a modello un periodo in cui i birrai erano pochi, il mercato molto piccolo, di birra se ne sapeva veramente poco e Kuaska era un Dio.
    Oggi il mercato è quasi saturo, oggi il mercato è anche drogato da anni di eccessi, oggi Kuaska non è un Dio bensì un eroe mitologico (si narra che abbia portato a conoscenza il mondo dell’esistenza del lambic) (e si narra che sia caduto dentro la vasca di raffreddamento di Cantillon da piccolo)…
    Cos’è che è morto? Forse l’armonia che regnava in quel periodo in un gruppo molto ristretto di persone.
    Se qualche produttore ha deciso che la camicia “artigianale” gli sta troppo stretta facciamocene una ragione. Di produttori veramente “artigiani” ce ne sono ed alcuni di loro ancora non sono neanche stati “scoperti” dal “comitato ufficiale scopritore di talenti birrari”.

    Facciamolo un “altro” bel raduno di “vere” birre artigianali, mettendo dei limiti ai partecipanti, definiamo di nuovo cos’è una birra artigiana ecc.

    Il guaio è che chi si fregia del titolo di “artigiano” molto difficilmente lo darà indietro.

    Ti posso dire però che sono tanti quelli che hanno aperto gli occhi e si stanno chiedendo se non sia il caso rivedere quella carta delle birre che sa quasì di supermercato.

  7. beerfan79

    Ciao Lelio, molto interessante questa discussione.
    Da appassionato che segue questo affascinante mondo da pochi anni provo a dire la mia…
    Come già detto da altri trovo che la definizione che Kuaska diede nel 2003 della birra artigianale vada un po’ revisionata; a mio parere non è corretto condannare chi produce un po’ di più (pur mantenendo alto il livello qualitativo, chiaro) per poter vendere i propri prodotti anche al di fuori della regione, consentendo così a tutti di provare tutti i prodotti senza bisogno di viaggiare. In fondo per molti prodotti gastronomici questo aviene già da tempo.
    Ora, non so se esista un disciplinare di legge che ne regolamenti la produzione (e se non esiste sarebbe ora di farlo) così da creare una definizione “legale” di BIRRA ARTIGIANALE.
    Concordo comunque su diversi punti del tuo discorso; il mondo della birra artigianale subisce solo danni dalle rivalità tra le associazioni di produttori ma soprattutto dalle rivalità tra le associazioni di consumatori e appassionati.
    Un caro saluto, a presto.
    Dario.

  8. Analisi appassionata e in parte condivisibile (soprattutto in alcuni riferimenti abbastanza mirati). Però non si può separare la legittima voglia di crescita del movimento e dell’artigiano stesso dalla necessità di diventare, per forza di c…ose, sempre meno artigianale nei volumi e nelle pratiche. Alla fin fine “birra artigianale” è una definizione di comodo che serve a indicare un certo grado di qualità, più che una pratica effettivamente di bassa scala e che segua le indicazioni tracciate da Kuaska nel 2003, data che rispetto al nostro movimento birrario rappresenta la fine della “preistoria” dei pochissimi produttori e di volumi ben diversi. Nei commenti leggevo qualcuno che si lamentava della quota “artigianale” tutto sommato modesta nel consumo di birra totale italiano. Però se si vuole che la quota cresca è necessario credere in chi prova ad espandersi e a crescere. O forse mi è sfuggito qualcosa nel riferimento alla “Vera Birra Artigianale”. Credo che qualche approfondimento andrebbe cercato che vada oltre la frasetta a metà tra l’esplicito e il sibillino contenuta nell’articolo.

  9. Anonymous

    Salve a tutti, interessante discussione, complimenti. Dico la mia : la parola ARTIGIANALE secondo me ha un significato preciso che non è rilevabile in gran parte delle birre Artigianali Italiane..(avete visto la parte di produzione di Baladin? Può essere definita Artigianale o è una p presa in giro?) Bisognerebbe distinguere prodotti apprezzabili e di qualità (ad esempio la suddetta Baladin) da prodotti ARTIGIANALI, come in altre categorie di condumo ad esempio I biscotti della Bistefani, piú costosi e raffinati di altre marche ma non certo artigianali. E ATTENZIONE, che la differenza non stà nel mescolare a mano o a motore… Saluti Conforti Francesco aka isencecco

  10. Davide Cocco

    Mi permetto di aggiungere due punti:
    Morta con la morte di IHB a favore di un forum chiuso, in cui parlarsi addosso.
    Morta con la comparsa di Delusa, dietro la quale temo si nascondano beceri interessi commerciali.
    E brindo a te, Lelio, con un bicchiere di Saison Dupont, che so esserti tanto cara.
    Ciao.davide

  11. Filippo Ronco

    Sempre mutuando dal mondo del vino (che conosco) a quello della birra (che non conosco ancora bene), mi pare di poter affermare che l’artigianalità non vuol dire necessariamente dilettantismo. Voglio dire che una produzione artigianale, per poter essere presa in considerazione a livello di mercato (piccolo o esteso che sia), deve avere una produzione minima di base che gli consenta appunto di soddisfare la domanda del mercato di riferimento). Quindi non sempre quantità (naturale, bisogna intendersi sul quantum) è per forza sinonimo di industria a volte è il discrimine tra produzione professionale e amatoriale.

    Comunque, se ben comprendo l’intervento dell’amico Davide ci sono sotto questioni personali che di solito aiutano a complicare il tutto 🙂

    Fil.

  12. Andrea

    Secondo me la birra artigianale è viva e vegeta e gode di grande salute, indipendentemente dalle sfumature semantiche dell’espressione. Mi accorgo che è viva frequentando birrerie e beershop, ma anche semplicemente cenando in un ristorante o facendo la spesa in un supermercato. E’ viva nei discorsi degli appassionati dell’ultima ora, e in quelli che già la bevevano anni fa. E’ viva nell’interesse crescente che suscita quotidianamente e nell’entusiasmo che dimostrano i nuovi adepti. Noi che scriviamo su blog e forum siamo una piccola minoranza e spesso abbiamo la presunzione di rappresentare tutto il movimento, se non quella di decidere cosa è buono e cosa no.

    Sicuramente c’è chi se ne approfitta, chi distrugge in pochi minuti il lavoro di anni, chi sfrutta la situazione, chi l’ingenuità (sicuri?) dei consumatori. Notoriamente sul carro dei vincitori ci salgono in tanti. Ma appunto parliamo di vincitori, non di cadaveri.

  13. La Birra in Casa

    purtroppo c’è la tendenza a confondere (e a lasciar che venga confuso) la semantica del termine artigianale con una definizione qualitativa del prodotto risultante, piuttosto del vero significato che riguarda invece il modello produttivo.
    Citando la cosiddetta legge quadro per l’artigianato
    (http://www.confartigianatona.it/leggienorme/Legge%20-Quadro%20per%20l'Artigianato.htm):
    ‘È imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.’
    ‘È artigiana l’impresa che, esercitata dall’imprenditore artigiano nei limiti dimensionali di cui alla presente legge, abbia per scopo prevalente lo svolgimento di un’attività di produzione di beni, […] costituita ed esercitata in forma di società, [..], a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale’
    ‘l’impresa artigiana può essere svolta anche con la prestazione d’opera di personale dipendente diretto personalmente dall’imprenditore artigiano o dai soci, sempre che non superi i seguenti limiti:
    per l’impresa che non lavora in serie: un massimo di 18 dipendenti[..];
    per l’impresa che lavora in serie, purché con lavorazione non del tutto automatizzata: un massimo di 9 dipendenti[..]’
    è ben definita la figura del piccolo imprenditore che si vuole fregiare dell’appellativo di artigiano, cosi come la dimensione dell’azienda stessa.
    dato che il paese in questione è l’Italia, e le aziende devono (prego non innescare polemiche sterili OT riguardo alla discussione 😉 ) sottostare alle leggi vigenti, risulta semplice ad ognuno giudicare la correttezza dell’identificazione di artigianalita nella birra italiana. e, ci tengo a sottolinearlo, esula totalmente da qualsiasi giudizio qualitativo.
    saluti
    billy
    matteo billia

  14. monkey

    Buongiorno a tutti.
    Solo due parole: Matteo Billia ha posto il problema tecnico della definizione di artigiano nell’unico modo a mio avviso possibile.
    In parole poverissime deve essere chiaro ed evidente chi è il birraio e io personalmente ho pochissimi dubbi di questo genere in Italia.
    La definizione di Unionbirrai a mio avviso continua ad essere valida, con ovvie piccole modifiche.
    Sulla qualità del prodotto si possono definire (ho esperienza) una serie di parametri con relativi disciplinari e così via.
    Ma…
    Sbaglio o l’intervento di Lelio parla di altro?
    Si parla di uomini, si parla di morte della birra artigianale.
    Beh, io ho cominciato a vivere l’ambiente nel 2002 e penso di sapere di cosa si parli, avendo vissuto la parabola discendente dell’aspetto “umano” sottolineato da Bottero.
    E sul quale sono solo parzialmente d’accordo.
    Penso sia “solamente” che manchi La Sfida portata avanti in comune.
    Ma io di sfide ne vedo tantissime e sono ottimista.
    Alla prossima.
    Simone Monetti

  15. lelio bottero

    siccome ho fatto casino…

    ecco i post che involontariamente ho eliminato..scusatemi
    Lelio.

    P.s. come scritto all’inizio non pubblico post anonimi..grazie

  16. lelio bottero

     MondoBirra ha detto…
    Per quel che possa valere, condivido in toto l’ultimo intervento di Andrea Turco

    Marco Tripisciano
    31 agosto 2010 11:59

  17. lelio bottero

     Donato Di Palma ha detto…
    Ci voleva un po’ di vento fresco che liberasse dalle nubi le nostre menti, ma un dubbio mi rimane!
    Secondo il business plan di Lelio, con le dimensioni medie attuali dei micro italiani i prezzi delle birre non potranno scendere. 
    Per cui il mio dubbio è: bisogna rimanere artigiani e lasciare i prezzi così come sono o aumentare le produzioni per abbassare i prezzi rischiando di perdere l’artigianalità?.

    Ciao
    Donato Di Palma
    birrificio “Birranova”

  18. Anonymous

    Andrea TM ha detto…
    Purtroppo i nostri “carissimi” mastribirrai sono abituati a farci bere di tutto (e non solo in senso figurato).Mi riferisco al fatto che si faccia leva sul fatto che la massa (non gli addetti ai lavori o gli appassionati ma quelli che sono i “nuovi consumatori”)è un malcostume cui noi siamo avvezzi….che va oltre il mero fattore numerico dei birrifici,ciò su cui si gioca è che la massa è disinformata e perciò si può dar loro tutto e il contrario di tutto.Si può far finta di non sapere perché si fa una birra utilizzando alcune materie prime tipiche della zona (castagne,mosto,fiori,acqua,spezie ecc) e si spaccia il tutto come “legame” al “territorio”,il fatto che l’UE elargisca finanziamenti per l’impiego di quelle materie prime ovviamente è un fattore secondario.Si può vendere lotti infetti apponendo sopra la bottiglia la scritta SOUR (mi capitò con un lotto infetto che fu trasformato già in azienda in “sour” con l’impiego di un Uniposca rosa,primo ta tanti esempi che anche tu conosci).Si può spacciare per “artigianale” una birra che di artigianale ormai ha poco,se mi si chiede se sono buone è un conto se mi si chiede se sono artigianali è un altro.L’esempio classico è la belga Duvel:birra ultra-commerciale che però è molto buona e ha uno standard qualitativo che le nostre commerciali (attenzione non ho detto industriali) non hanno.Però la Duvel non viene spacciata come artigianale…..i nostri “cari” mastri-birrai (incluso il più trendy di tutti verso cui ho una forma allergica) prima imparassero a mantenere uno standard medio-alto in maniera costante,abbiano il coraggio per una volta di mettere la loro faccia e i nomi dei loro birrifici sulle linee destinate alla grande distribuzione,Infine la smettano con il “lo faccio per bene del movimento” che nessuno fa niente pro bono causa qui,perché un birrificio è un impresa (né più né meno) e come tutte le imprese ha un solo fine:fare soldi.Se poi chi tira su un birrificio ha talento e passione per ciò che fa,tanto meglio;ma non sono requisiti essenziali.
    I miei rispetti,
    Andrea
    31 agosto 2010 19:53

  19. Anonymous

     Andrea TM ha detto…
    nota a margine ove dico:”Purtroppo i nostri “carissimi” mastribirrai sono abituati a farci bere di tutto (e non solo in senso figurato).Mi riferisco al fatto che si faccia leva sul fatto che la massa (non gli addetti ai lavori o gli appassionati ma quelli che sono i “nuovi consumatori”)è un malcostume cui noi siamo avvezzi…”è un periodo incompeto,la frase doveva suonare così:
    “Purtroppo i nostri “carissimi” mastribirrai sono abituati a farci bere di tutto (e non solo in senso figurato).Mi riferisco al fatto che si faccia leva sull’ignoranza che cotraddistingue la massa (non gli addetti ai lavori o gli appassionati ma quelli che sono i “nuovi consumatori”)è un malcostume cui noi siamo avvezzi…”
    31 agosto 2010 21:26

  20. Anonymous

    Manila ha detto…
    Ho già detto la mia sul profilo di Facebook di MondoBirra, affermando che sottoscrivo gli intenti di Lelio con questo post (*scuotere gli animi*) perché a prescindere dalla discussione “quella definizione è vecchia, non tutti sono così” etc, ritengo che bisogna discutere di quanto non è scritto, ma io leggo tra le righe, ed è: rifletteteci voi che la fate davvero e voi che la apprezzate, evitate che si rovini tutto, salvate adesso la birra artigianale prima che si trasformi anch’ella in una … *mozzarella blu*.
    01 settembre 2010 00:56

  21. Anonymous

     Fabrizio LEO ha detto…
    Ciao Lelio,

    forse Filippo ha individuato la parolina magica “distacco”, ma nel suo senso positivo, perché solo che prende le distanze da una cosa riesce a vederle nel suo insieme.
    In tempi non sospetti, per quello che poi successe dopo con AB, decisi di aprire anch’io un mio blog (http://fabrizioleo.blogspot.com/) in cui scrivere riflessioni soprattutto sul mondo birra in Italia e di come questo mondo mi sembrava alieno, dal momento che io provenivo, come formazione, da una realtà tedesca e tutto questo accapigliarsi mi sembrava alquanto strano, dannoso e improduttivo.
    Abbandonai il Blog perché poi capii che in effetti non volevo né essere il salvatore della patria né forse c’era (e forse non c’è neanche oggi) la volontà di fare fronte comune per un obbiettivo, 
    anche uno soltanto.
    Così adottai la politica del distacco cercando di farmi scivolare addosso il tutto per avere un quadro completo.
    Beh questo quadro non l’ho ancora ben messo a fuoco, ma più vado avanti e più penso che invece di teorizzare, moralizzare, idealizzare sulla birra artigianale, forse bisognerebbe riuscire a fare un solo, “piccolo” passo che sarebbe quello di creare un’associazione di categoria che non abbia nessun altro scopo che rappresentare tutti i produttori di birra in Italia.
    Punto!
    Poi da cosa nasce cosa.. ma si sa, per noi italiani essere divisi è congenito.

    Ciao
    Fabrizio Leo
    01 settembre 2010 10:17

  22. pao

    Premetto che sono “uno” dell’ultimissima ora, mi sono avvicinato a questo mondo, quindi la mia opinione è quella che è.
    Per quanto mi riguarda, la definizione di artigianale che è stata data sopra dall’utente “La Birra in Casa “, dove si dice che una ditta è artigianale con un massimo di 18 dipendenti è corretta, sempre rimanendo il fatto di usare ingredienti di primissima qualità, e non pastorizzando. In più a me da consumatore, la cosa che interessa di più è la qualità, quindi io oltre ad artigianale aggiungerei qualità, “birra artigianale di qualità”, se poi un ditta che fa ottima birra non potrà più avere l’appellativo di artigianale perché magari ha raggiunto un numero di dipendenti tale da non essere più artigianale, non lo ritengo molto importante, a me importa, più che altro, che rimanga la qualità. Per il mio modesto parere, le caratteristica fondamentale di un ottima birra è che non deve essere pastorizzata, il fatto del filtraggio è relativo, non è detto che un tipo di birra sia più buona, cioè più di qualità, se viene non filtrata, il fatto cambia da birra birra.

  23. Maurizio

    Ciao Lelio,
    bel post che in molte parti mi trova d’accordo… Penso di riprenderlo su Birragenda nei prossimi giorni…
    Maurizio

  24. Maurizio

    Ciao Lelio,
    bel post che in molte parti mi trova d’accordo… Penso di riprenderlo prossimamente anche su Birragenda…
    Maurizio

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